Passo di MezzaMalga da Cimbergo

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Lasciata l'auto mi incammino lungo la strada che mi porterà al Rifugio De Marie, la strada è a tratti sterrata a tratti asfaltata e si può percorrere in auto per raggiungere l'ultimo parcheggio posto vicino al rifugio. La strada in alcuni punti è ripida e stretta. Se attrezzati da un auto 4x4 si può raggiungere anche il rifugio ma l'ultimo tratto è molto ! ripido.

Dal rifugio seguo le indicazioni per il Pizzo badile e mi porto a destra della conca raggiungo una calchera e all'altezza del Plasolì de Gratasciòp (nome alquanto strano), lascio il sentiero per il pizzo badile e, svoltando a sinistra seguo il sentiero che mi porta a Malga Marmor. Il sentiero all'inizio chiaro e ben segnato poi diventa una traccia per poi scomparire e ricomparire a tratti. Con un pò di fatica raggiungo Malga Marmor e da qui intravedo la traccia che mi porterà al passo. La vista sulla conca è ampia e spazzia su tutta la media valle camonica. Il pizzo Badile è un degno compagno dell'escursione. Raggiunto il sentiero che parte dalla mulattiera che conduce al bivacco Macherio inizia un tratto di zig-zag continui, raggiungo il Pisì de Margareta. Il sentiero in alcuni tratti ha dei piccoli smottamenti che si aggirano velocemente senza problemi. Poi all'improvviso l'ambiente che mi circonda cambia velocemente, roccia e pietra ovunque, lascio la mulattiera e mi dirigo dove ci dovrebbe essere un cimitero. Il cimitero degli Alpini, purtroppo non è segnato e solo grazie all'app del telefono riesco ad individuarlo. Il cimitero è praticamente inesistente e nemmeno si riconosce se non per un paio di croci in legno, di cui una rotta. Il dubbio che non sia un cimitero degli alpini mi viene.

Lascio il cimitero e riprendo la mulattiera per poi rilasciarla in località Fupù, e seguire le indicazioni e i segni per raggiungere il laghetto del silenzio, i segni bianco-rossi ci sono ma ci vuole un attimo di attenzione per seguirli, il sentiero è un continuo saltare da un sasso all'altro e non vedere bene i segni è facile. Il laghetto è una delusione, un "foro" vuoto in mezzo a pietre, se non ci fosse un piccolo cartello in legno ad indicarmi di essere arrivato avrei vagato nel nulla ancora per molto.

Ritorno alla mulattiera e inizio l'ultimo tratto, da sotto intravedo il cartello del passo e il dislivello un pò mi spaventa, non riesco a capire dove salirò. Al contrario il sentiero si rivela ripido ma senza pericoli e nemmeno esposto se non per l'ultima scala pochi metri sotto il passo. Nulla di impossibile. Raggiunto il passo la soddisfazione è grande e la vista è, come sempre incredibile, da una parte la Conca del Volano dall'altra la selvaggia valle del Dois. La roccia spaccata del Fupù di fronte a me mi colpisce e resto lì ad ammirarla per non sò quanto.

Ritorno. Per il ritorno decido di percorrere l'itinerario dell'andata fino all'incrocio per la malga marmor, qui decido di proseguire lungo il sentiero che mi porta ad incrociare la mulattiera che porta al bivacco Cai Macherio.

Conclusioni. La conca del Volano regala panorami e storie che lasciano il segno.