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Addio Ubiali, nel Cai al fianco dei disabili

17 Aprile 2020 / 16:00
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Scritto da Redazione Orobie
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Addio Ubiali, nel Cai al fianco dei disabili

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In lutto il Club alpino italiano di Bergamo: Filippo Ubiali, 82 anni di Mozzo, era il promotore e il cardine delle attività della Commissione sociale della sezione, dal rifugio Alpe Corte senza barriere ai gruppi di montagna terapia con gli ospiti di centri diurni e strutture assistenziali.

Il Cai bergamasco perde un grande testimone dell’impegno sociale, dell’amore per la montagna e della generosità nei confronti degli altri, specialmente i più fragili. È morto nella notte tra giovedì 16 e venerdì 17 aprile a Mozzo Filippo Ubiali, classe 1937, socio della sottosezione di Ponte San Pietro e da sempre guida tenace della Commissione impegno sociale del Club alpino italiano di Bergamo. Stroncato da un’ischemia cerebrale, lascia la moglie Giovanna e i figli Paola e Antonio.

Montagna senza barriere

Era un precursore della montagna e dei sentieri per tutti, senza barriere architettoniche. Filippo Ubiali vent’anni fa, insieme a Igino Proto, aveva avviato il gruppo accompagnatori dei disabili al Cai di Bergamo, promuovendo e sostenendo progetti come il rifugio Alpe Corte a misura anche delle persone con difficoltà motorie, itinerari accessibili e montagna terapia. «Filippo era un uomo generoso, molto concreto e operativo – lo ricorda il presidente del Cai di Bergamo, Paolo Valoti –. Aveva avviato l’attività degli accompagnatori di montagna riuscendo a coinvolgere i disabili di centri diurni, residenze sanitarie e servizi vari. Il primo fu il centro di via Pizzo della Presolana a Bergamo, quando ancora non c’era la nostra sede del Palamonti, ma l’esperienza si è poi estesa a tutta la provincia». 

Filippo Ubiali (il primo a sinistra) durante un'escursione ai Colli di San Fermo

Nel 2007 l’allora sindaco Roberto Bruno consegnò la Medaglia d’oro del Comune di Bergamo alla Commissione per l’impegno sociale del Cai orobico riconoscendo che «l’amore per la montagna e l’attenzione per chi la vive, diventano solidarietà concreta nell’accompagnamento dei disabili sui nostri sentieri».

Alpe Corte rifugio per tutti

Anche l’idea del rifugio senza barriere architettoniche all’Alpe Corte, ad Ardesio, è stata una sua idea. «Ubiali ha anticipato una sensibilità sulla montagna per tutti che soltanto dopo è diventata un tema diffuso – continua il presidente Valoti –. Tant’è che quando nel 2006-2007 si dibatteva se come Cai si doveva mantenere o meno il rifugio Alpe Corte, ritenuto per la sua quota poco alpinistico, il consiglio direttivo si era diviso e la delibera passò a maggioranza. Fu il primo rifugio senza barriere architettoniche in Italia, coinvolto poi in esperienze di volontariato e di cooperative sociali per la gestione».

Filippo Ubiali commentava con soddisfazione il crescente numero di adesioni alle uscite in montagna con i gruppi di disabili, ma anche quelli dei volontari che in diverse zone della Bergamasca si mettono a disposizione per questa esperienza. «Basta venire un giorno in montagna con un nostro gruppo di disabili – ripeteva – per toccare con mano quanto bene faccia loro passeggiare nella natura».

Solidale e battagliero

Ma questa sua grande disponibilità era affiancata anche da una fortissima determinazione nel battersi per raggiungere gli obiettivi che si prefiggeva, specie se a favore dei più fragili. Ecco la sua battaglia per ottenere un accesso adeguato al sentiero realizzato nel 2003 alla Forcella Alta del Pertus, tra Carenno e Costa Valle Imagna: arrivò a scrivere una lettera aperta pur di ottenere una strada migliore rispetto a quella percorribile soltanto con le jeep. E poi l’itinerario ai Colli di San Fermo, il ritrovo annuale con Cammina Orobie, la Montagna terapia…

Il ricordo di Nino Calegari

«Ho perso un amico, ma soprattutto se n’è andato un Uomo con la U maiuscola», dice Nino Calegari, già presidente del Cai di Bergamo, che con altri «senatori» e lo stesso Ubiali era solito ritrovarsi il sabato pomeriggio al Palamonti. «L’abbiamo fatto fino all’ultimo, prima della chiusura della sede a causa dell’emergenza del coronavirus – aggiunge Calegari –. Filippo con la sua vita ha lasciato un vero e proprio solco: nel lavoro si è fatto da solo, creando un’azienda di monitor e televisori all’avanguardia, è stato presidente nella società di famiglia che si occupa di manutenzione di veicoli industriali. Poi c’è il suo impegno nel Cai, con il suo grande amore per la montagna e per i più deboli che sono stati un cardine costante: cento volte bravo, davvero in gamba».

PaCo

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