Valvestino, apre la segheria «veneziana»

Recuperato, l’antico manufatto verrà aperto al pubblico giovedì 28 giugno, insieme al vicino mulino di Turano. L’iniziativa è dell’Ersaf-Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste e della Comunità montana Parco alto Garda bresciano.

Viene aperta al pubblico la segheria «veneziana» della Valvestino, nell’alto Garda bresciano. L’appuntamento è per giovedì 28 giugno alle 16, con l’inaugurazione e l’aperta al pubblico della segheria “veneziana". Seguirà l’apertura dell’antico mulino di Turano, posto a poca distanza. Il duplice evento è organizzato dall’Ersaf-Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste e dalla Comunità montana Parco alto Garda bresciano. Saranno presenti la presidente dell’Ersaf Elisabetta Parravicini e il presidente del Parco e sindaco di Valvestino Davide Pace. La segheria e il mulino sono infatti immersi sia nella Foresta regionale Gardesana occidentale sia nel Parco regionale dell’alto Garda bresciano e fanno parte inoltre dell’Ecomuseo della Valvestino.

Il programma prevede dapprima l’inaugurazione e la visita guidata della segheria «veneziana», poi il trasferimento a piedi lungo il sentiero che conduce al mulino, una presentazione dello stesso, a cui seguirà un rinfresco conclusivo. Il percorso si snoda lungo il torrente Toscolano, il medesimo corso d’acqua che azionava le ruote idrauliche di entrambi i manufatti.

Costruita nel 1913 da Stefano Viani di Turano, la segheria «veneziana» fu il primo impianto per la segagione del legname mai realizzato nella valle, dove fino ad allora i tronchi venivano lavorati manualmente, con un «segone a due manici». Successivamente venne acquistata dalla Società Feltrinelli, che la gestì fino al secondo dopoguerra, insieme ad altri impianti al Molino di Bollone e a Moerna, contribuendo in modo determinante allo sfruttamento economico delle risorse forestali della valle, anche attraverso la realizzazione della strada che da Navazzo di Gargnano ha finalmente tolto dall’isolamento la Valvestino nel 1934 (il monumento a Giuseppe Feltrinelli eretto nelle vicinanze, in località Bersaglio, costituisce ricordo e ringraziamento per questa opera).

Il segantino dei Feltrinelli, Bruno Donati, rilevò la segheria dalla società negli anni Cinquanta del Novecento e la fece funzionare, non più idraulicamente ma con energia elettrica, fino agli anni Ottanta. Dopo il suo pensionamento nessuno rilevò l’attività. Fu allora l’Azienda regionale delle foreste ad acquistare l’impianto nel 1991, con lo scopo di recuperare una memoria importante della storia forestale della valle. Ora che la «veneziana» è stata recuperata e riattivata, verrà affidata in gestione al Parco che, tramite il Consorzio forestale Terra tra i due laghi, la aprirà al pubblico nelle giornate festive. Ovviamente la funzione non sarà più quella produttiva, ma soltanto culturale, didattica e turistica.

Il funzionamento della segheria (tutti la chiamano «veneziana», ma in realtà è più simile a una «augustana») è garantito dalla derivazione delle acque del torrente Toscolano, il trasporto tramite un canale ligneo sospeso e una ruota idraulica di quattro metri di diametro che imprime il movimento rotatorio all’asse. Tramite un sistema di moltiplicazione a ingranaggi e una «biella – manovella» vengono azionate la lama dentata e l’avanzamento del carro, i cui movimenti combinati permettono la segagione del tronco.

Il mulino di Turano

Il mulino di Turano è un singolare esempio di laboratorio di macinazione d’interesse storico, contenente ancora al proprio interno le macine originali. Era certamente attivo nel 1860, come risulta dai catasti della Provincia del Tirolo. Ora, grazie al recupero operato dalla Comunità montana Parco, è diventato una testimonianza della cultura della valle, parte determinante dell’Ecomuseo della Valvestino, insieme al Museo botanico «Don Pietro Porta» di Moerna, il Museo del latte di Persone, il Museo etnografico di Cima Rest e, naturalmente, la segheria «veneziana».

All’interno del mulino sono osservabili i palmenti, le macine, le tramogge e una serie di pannelli illustrativi permettono di conoscere come funzionava l’impianto, come dovesse essere la vita del mugnaio e quali fossero i cereali che venivano coltivati nella valle e quindi macinati in questo impianto storico. Al momento il mulino non è funzionante ma, attraverso il recupero del canale e delle ruote idrauliche, si prevede in un prossimo futuro di riattivarlo per rendere ancora più completa l’offerta culturale e aumentare l’attrattività di questa valle alpestre dell’entroterra della Riviera del Garda.

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