Itinerario E

Il Fab ci guida nella solitudine della Val Morta

  • Escursionismo
  • 5 ore
22 Settembre 2017 / 10:45
0
1
3240
Scritto da Redazione Orobie
Itinerario

Il Fab ci guida nella solitudine della Val Morta

22 Settembre 2017/ 10:45
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Scritto da Redazione Orobie
Itinerario

Il Fab ci guida nella solitudine della Val Morta

22 Settembre 2017/ 10:45
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Scritto da Redazione Orobie

Il percorso

Saliamo insieme al gruppo Fab-Flora alpina bergamasca nella solitudine della Val Morta, in alta Valle Seriana. Forse per i pascoli scarsi e impietrati, o più probabilmente perché priva di valichi utili al transito e chiusa in se stessa, questa valle non ha mai riscosso troppo interesse nemmeno fra i pastori più avvezzi alle asprezze e alla povertà della montagna, guadagnandosi un nome poco invitante, ma in netto contrasto con l’integra bellezza dell’ambiente alpino che racchiude.

Dopo un primo tratto relativamente stretto, alla quota di circa 2.100 metri la valle si apre in una vastissima conca, dominata dall’imponente anfiteatro di cime del pizzo Coca, del Druet e del Diavolo di Malgina; è un paesaggio autenticamente alpino, grandioso e solitario, che si ritrova in pochissime altre località delle Orobie. L’intera valle è stata rimodellata dai ghiacciai; verso il Coca si distingue chiaramente un’alta morena, e ovunque sono visibili cordoni morenici minori, rocce levigate dall’abrasione glaciale e grandi massi depositati disordinatamente.

I campi di neve, che a lungo indugiano nei circhi sommitali, alimentano vari torrenti che scivolano veloci tra vaste zone detritiche e lembi di bassa prateria, raccogliendosi infine al limite del pianoro, nei pressi di un piccolo lago. Durante la breve estate alpina, nel volgere di poche settimane e con velocità repentina, l’intera conca si anima dei colori di innumerevoli fiori, con la medesima ineluttabilità che rianima la tundra artica dopo il lunghissimo inverno, similitudine che trova conferma nella diffusa presenza delle specie artico-alpine, quali il ranuncolo dei ghiacciai, la silene acaule, la sassifraga a foglie opposte, la cespica uniflora e la minuartia a foglie di sedo. Altre specie, come la primula a foglie larghe, la cariofillata strisciante o la sassifraga brioide sono espressione della ricchissima flora delle montagne sudeuropee. Più preziosa di tutte è la piccola viola di Comolli, raro endemita esclusivo delle Orobie, che occhieggia fra i detriti umidi con centinaia di fiori.

L’itinerario non presenta particolari difficoltà, ma essendo relativamente lungo e faticoso può essere conveniente compierlo in due giornate, prevedendo un pernottamento al rifugio Curò.

Dalla frazione Beltrame (940 m) di Valbondione si sale al rifugio Curò per la via normale, percorrendo la mulattiera contrassegnata dal segnavia 305; dal rifugio (1.895 m) si prende il sentiero 323 che si dirige vero la diga del Barbellino, scende nel breve pianoro alla sua base (1.810 m), risale sull’opposto versante e, senza strappi eccessivi, percorre tutta la Val Morta fino al piccolo lago omonimo (2.148 m), da dove punta ripidissimo verso la Bocchetta del Camoscio. A questo punto si abbandona il sentiero e si può esplorare liberamente la vasta conca della Val Morta, magari spingendosi anche a una grande morena (2.300 m) ben visibile sull’incombente versante del pizzo Coca.

Il dislivello da compiere è di 1.600 m. Il periodo consigliato per compiere l'escursione e ammirare le fioriture va da luglio ad agosto.