Itinerario

Al ghiacciaio della Sforzellina

  • 1 ore 28 minuti
23 Agosto 2019 / 11:00
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642
Scritto da Redazione Orobie
Itinerario

Al ghiacciaio della Sforzellina

23 Agosto 2019/ 11:00
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Scritto da Redazione Orobie
Itinerario

Al ghiacciaio della Sforzellina

23 Agosto 2019/ 11:00
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Scritto da Redazione Orobie

Il percorso

È un «Ghiacciaio a termine», come titola il servizio della rivista Orobie di agosto 2019, quello della Sforzellina. Il piccolo deposito sotto il Tre Signori resisterà infatti al massimo altri 20 anni. Ma, pur sofferente, come suggerisce il mensile sulle bellezze della Lombardia, merita una visita. Ed è anche un autentico laboratorio scientifico a cielo aperto nel gruppo dell’Ortles-Cevedale, con un sentiero naturalistico che consente di scoprirlo passo dopo passo, assieme al fragile ambiente che lo circonda. Tutto questo è raccontato su Orobie da Massimo Tognolini, autore anche delle fotografie.

Da Santa Caterina Valfurva (Sondrio), in Valtellina, o da Ponte di Legno (Brescia), in valle Camonica, percorriamo in auto la strada provinciale 29 del Gavia fino al rifugio Berni (2.541 m), che si trova a circa un paio di chilometri dal passo di Gavia (2.621 m). Lasciata la vettura nelle aree di sosta tra il rifugio, la chiesetta e il monumento ai Caduti della Grande guerra, cominciamo il nostro avvicinamento al ghiacciaio della Sforzellina, tra il corno dei Tre Signori (3.360 m) e la punta della Sforzellina (3.099 m). Seguiamo in pratica il percorso naturalistico-didattico, inaugurato qualche anno fa, che porta alla scoperta di un laboratorio a cielo aperto come quello del ghiacciaio.

Dalla strada, percorrendo l’ex mulattiera militare, scendiamo leggermente e oltrepassiamo il torrente Gavia (2.520 m). Si incontra presto un bivio e a destra si continua in direzione del bivacco Battaglione skiatori monte Ortles. Alcuni tornanti ci conducono nei pressi della struttura in disuso dell’ex rifugio Gavia, già caserma italiana ai tempi del primo conflitto mondiale. Ci ritroviamo nel mezzo di un ambiente selvaggio, tipico dell’alta quota. A un successivo bivio ignoriamo questa volta le indicazioni per il bivacco e teniamo di nuovo la destra per continuare sul sentiero naturalistico. Così facciamo anche poco dopo, incamminandoci per la terza volta sulla traccia di destra.

Il sentiero è evidente, a tratti lastricato e ci indirizza verso una bastionata rocciosa. Un canalino con alcuni tornanti ci consente di superarla ritrovandoci in una conca di sfasciumi morenici. La attraversiamo ancora una volta verso destra e la risaliamo sul lato sinistro, fino al laghetto formato dal bacino del ghiacciaio. Qui la traccia dell’itinerario si fa meno marcata, ma grazie ai segnavia si giunge facilmente alla fronte della vedretta.

La nostra escursione, non difficile, termina qui a 2.810 metri di quota. Per proseguire tra neve e ghiaccio occorre invece sapersi muovere e avere la giusta attrezzatura.