Itinerario

Tre giorni in bicicletta nel Pavese

26 Novembre 2021 / 10:30
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1236
Scritto da Redazione Orobie
Itinerario

Tre giorni in bicicletta nel Pavese

26 Novembre 2021/ 10:30
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Scritto da Redazione Orobie
Itinerario

Tre giorni in bicicletta nel Pavese

26 Novembre 2021/ 10:30
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Scritto da Redazione Orobie

Il percorso

Itinerario di tre giorni, lungo e complesso, che si sviluppa per gran parte su viabilità secondaria e strade sterrate. Brevi i tratti su sentiero e tecnicamente non impegnativi. È importante utilizzare una bicicletta gravel o una mountain bike. Il racconto di Maurizio Panseri sul numero di novembre 2021 della rivista Orobie.

Giorno 1

Tappa lunga con alcune sezioni sterrate e dal dislivello significativo. Nella parte finale si percorre lo spartiacque tra Lombardia ed Emilia Romagna. Dalla Certosa di Pavia (90 m), lungo la ciclabile del naviglio Pavese, ci si dirige al capoluogo. Proseguiamo verso est, ci guida ora la ciclovia del Po. La abbandoniamo al ponte della Becca, attraversando in un sol colpo i fiumi Ticino e Po proprio in corrispondenza della loro confluenza. Lasciamo la strada provinciale e, puntando a Broni, ci addentriamo nella campagna sfruttando tracciati arginali. Ci si alza in direzione di Castana su percorsi secondari e si segue la dorsale collinare tra boschi e vigne per poi scendere a Santa Maria della Versa. Risaliamo la valle per inerpicarci a Crocetta e continuare per Pometo. Il paesaggio è dominato dalle vigne che cedono il passo ai boschi. Ci si abbassa in val Tidone proiettandoci in ambienti dominati dalle foreste appenniniche. Una lunga e piacevole planata conduce ai piedi della diga del Molato. Si pedala sul confine tra le province di Pavia e Piacenza, in riva al lago di Trebecco. Per la val Tidone, guidati dal nastro d’asfalto della Romagnese, ci portiamo al passo del Penice. Poco prima del valico, all’ultimo tornante, si imbocca la sterrata che taglia il versante est, affacciandosi così sulla valle Trebbia. Raggiunto il passo Scaparina, di nuovo su asfalto, si perde quota giungendo al borgo di Pregola (1.020 m).

Giorno 2

Si pedala per gran parte della giornata rimanendo in quota e su strade secondarie, sterrate e brevi tratti di mulattiere. Il crinale che seguiamo si snoda tra Lombardia, Emila Romagna e Piemonte, toccando la cima più alta dell’Appennino lombardo, il monte Lesima (1.724 m). Da Pregola ci portiamo al passo del Brallo e, su fondo asfaltato, arriviamo a Bocco, dove si prende a sinistra la sterrata che si trasforma in mulattiera e conduce a Corbesassi. Di nuovo su asfalto si sale ai piani di Lesima. Ora a destra, rieccoci impegnati su itinerario sterrato. Raggiunto il crinale un altro cambio di fondo ci consente di pedalare ancora su asfalto. Attraverso fitte faggete affrontiamo lo strappo finale che ci separa dalla panoramica cima del monte Lesima. Ripercorriamo in discesa le rampe finali per dirigerci, a sinistra, al passo del Giovà. A questo punto si hanno due alternative. La più semplice e veloce consiste nell’intraprendere la bella planata lungo la strada che ricalca l’intera valle Staffora. Più faticosa è invece la salita su tracciato sterrato al monte Chiappo, punto di incontro tra Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte. La suggestiva via del Sale ci fa da segnavia portandoci prima a Castellaro e poi a Varzi. Tecnicamente è un poco più impegnativa per la presenza di percorsi sconnessi e alcune sezioni su mulattiera. In più punti è possibile scendere verso destra e riprendere la provinciale della valle Staffora. Da Varzi, su viabilità ordinaria, si giunge a Godiasco (200 m).

Giorno 3

Nell’ultima giornata ci attende una pedalata di grande piacere, scorrevole, attraverso la pianura. Nella parte iniziale strade sterrate, secondarie e ciclovie ci conducono da Godiasco (200 m) a Voghera. L’ambiente è quello caratterizzato dallo scorrere del torrente Staffora, corso d’acqua lungo 64 chilometri, che taglia da sud a nord l’intero territorio dell’Oltrepò Pavese. Una volta a Voghera continuiamo a pedalare, sfruttando tracciati campestri e la viabilità minore, avendo come meta il grande fiume, il Po. Ne seguiamo per un tratto l’argine e lo riattraversiamo grazie al ponte della strada dei Giovi. Rieccoci sulla ciclovia del Po che non abbandoniamo più fino ad arrivare così a uno dei simboli di Pavia, il ponte Coperto o ponte Vecchio. È stato ricostruito nel 1949 riprendendo le caratteristiche architettoniche della storica struttura del XIV secolo. Ci lasciamo alle spalle il fiume Ticino ed entriamo nel cuore della capitale Longobarda. Tra le vie del centro storico non perdiamo l’occasione per una sosta in piazza del Duomo, intitolato a Santo Stefano e Santa Maria Assunta. Ci rimettiamo in sella raggiungendo tra le vie cittadine il naviglio Pavese. Non facciamo altro che seguirlo rientrando alla Certosa di Pavia (90 m) sullo stesso itinerario ciclabile percorso in senso inverso il primo giorno.

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