Articolo

SUL REDORTA L'ULTIMA TAPPA

15 Luglio 2013 / 15:49
0
3
260
Scritto da Redazione Orobie
Articolo

SUL REDORTA L'ULTIMA TAPPA

15 Luglio 2013/ 15:49
0
3
260
Scritto da Redazione Orobie

Il Viaggio sulle Orobie si è concluso. Gli undici protagonisti dell'iniziativa - organizzata dal mensile Orobie in collaborazione con il Cai di Bergamo nell'anno del 150° del sodalizio a livello nazionale e del 140° della locale sezione - hanno completato domenica 14 luglio l’ultima tappa, scendendo a Fiumenero in Valle Seriana dal rifugio Baroni al Brunone, dopo aver toccato il rifugio Alpe Corte, il Laghi Gemelli e il Fratelli Calvi. In mattinata, proprio per celebrare la duplice ricorrenza del Cai, alcuni «viaggiatori» erano saliti sul Redorta che con i suoi3.038 metri rappresenta la seconda cima delle Prealpi bergamasche in concomitanza con l'ascensione di altre cinque vette orobiche,

«La concomitanza di questo evento celebrativo con l'iniziativa promossa lungo il Sentiero delle Orobie - ha commentato il presidente dell'Unione bergamasca Cai Paolo Valoti che dopo aver guidato la «spedizione» ha salito il Redorta - è davvero felice. Dai3.038 metri della seconda montagna bergamasca ho ripensato a questi giorni speciali lungo il Sentiero delle Orobie di cui il Cai è stato il principale promotore ormai sessant'anni fa. Una bella esperienza che mi rende ancora più grato per lo straordinario lavoro di volontariato affrontato dai soci in tutti questi decenni al fine di valorizzare e promuovere un grande e unico patrimonio naturalistico».

A lui - ma anche a Orobie naturalmente – sono grati invece tutti gli altri compagni del viaggio oltre al suonatore di corno Martin Mayes, l'alpinista Mario Curnis, il giovane collega Paolo Grisa, lo scrittore Ruggero Meles, l'artista Silvio Combi, lo chef Michele Sana, la regista Paola Nessi, l'alpinista Marta Cassin, nipote del grande Riccardo e il fotografo Matteo Zanga.

Tutto infatti, grazie anche e soprattutto al suo coordinamento, è filato liscio e la "gita" - che prevedeva interventi e occasioni di dibattito lungo il percorso e in particolare nei rifugi - si è rivelata una bella avventura anche sul piano umano: «Un’esperienza di conoscenza a 360° - ha commentato Pino Capellini, direttore di Orobie – perfettamente in linea con ciò che Orobie fa ormai da quasi 25 anni. Ovvero raccontare il territorio e la sua bellezza nella convinzione che questo serva a valorizzarla e tutelarla».